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Martinsicuro PDF  | Stampa |

Il lungomare di Martinsicuro

Martinsicuro dà il benvenuto a chi entra da nord in Abruzzo lungo la statale Adriatica o la A-14. La storia della cittadina è da sempre legata al Tronto, fiume che segna il confine con le Marche.

Tranquilla cittadina abruzzese nel medio versante adriatico, è un modernissimo centro di soggiorno e vacanze. Pur essendo diventato comune autonomo soltanto nel 1963, Martinsicuro vanta origini antichissime. Infatti, scavi archeologici hanno permesso l’identificazione, sul complesso collinare soprastante il fiume Tronto, di un ampio villaggio protostorico databile fra l’età del Bronzo e la prima età del Ferro (1000-800 a.C.).

Il suolo di Martinsicuro custodisce i resti prestigiosi della città antica di Truentum-Castrum Truentinum fondata, secondo Plinio il Vecchio, dal popolo dei Liburni. L’antico quartiere urbano, dopo le devastazioni della guerra gotica e l’occupazione longobarda, fu abbandonato all’inizio del VII secolo. L’insediamento, sopravissuto nel periodo medioevale nella fascia compresa tra il Tronto ed il sito del successivo “Torrione di Carlo V” con il nome di “Turris ad Trunctum” ossia Torre a Tronto, venne definitivamente abbandonato fra il XIV ed il XV secolo.

Il fenomeno insediativo riprenderà soltanto all’inizio del XIX secolo, concentrato in alcune case ed una chiesetta (la Madonna della Consolazione) presso l’attuale via Po. I siti più interessanti e da visitare sono: la già ricordata “Torre di Carlo V” che, edificata nel 1547 e recentemente restaurata, veniva utilizzata per la difesa della costa dalle incursioni saracene nonché come ufficio doganale. Secondo alcune fonti, responsabile e sovrintendente ai lavori di costruzione del torrione, edificato per volere del vicerè Don Pedro de Toledo, sarebbe stato Martin de Segura, dal quale presero il nome sia la torre che l’intero abitato. Bellissima l’edicola della facciata che racchiude le insegne araldiche dell’Imperatore Carlo V (l’aquila bicipite degli Asburgo).

La chiesa del Sacro Cuore di Gesù, che custodisce un pregevole dipinto absidale di Giuseppe Pauri (1882-1949). La “fornace Franchi”, fornace per i laterizi che, costruita agli inizi del secolo, è tra le più importanti opere architettoniche dell’archeologia industriale d’Abruzzo. La “Villa Barnabei”, abitazione signorile risalente al 1866. Completano il quadro l’area Dunale, situata nei pressi della foce del Vibrata, che presenta specie botaniche tipiche dell’ambiente sabbioso della costa adriatica e Villa Rosa, frazione posta a sud del capoluogo che si è sviluppata negli ultimi decenni come centro turistico balneare. Se qualcuno dovesse chiedersi il perché del nome Villa Rosa, si ipotizza un omaggio alla signora Rosa sposata con l’importante famiglia Franchi che aveva grandi possedimenti nella zona. Il nome fu dato agli inizi del Novecento dal figlio della signora per onorare la madre.