| I tessuti in Abruzzo e nel Piceno | | Stampa | |
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I tessuti
La ricchezza della lana dovuta alla pastorizia dà luogo sin dal Medioevo ad una tradizione e ad una
È attraverso queste vie che sono giunti qui usi e culture che hanno arricchito il nostro artigianato di elementi nuovi e particolari, dando alle coperte di un tempo quei caratteristici colori e disegni di impronta caucasica e mediorientale.
Motivi che ritroviamo anche in altri manufatti classici come i paliotti (rivestimenti delle mense degli altari) e le coperte di Tossicia, i tappeti di Pescocostanzo (qui l'influenza proviene dalle schiave turche delle ricche famiglie locali che hanno insegnato alle donne del posto a tessere meravigliosi tappeti, arte ora scomparsa), i meravigliosi arazzi di Penne (PE).
I paesi in cui scovare questi manufatti sono anche Sulmona (AQ), per i tappeti e le coperte (oltre ai superbi confetti) e Civitella Alfedena (AQ), oltre a tanti altri piccoli paesi montani ricchi di varie forme d'artigianato tradizionale.
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vera arte in questo territorio. Nascono le coloratissime "tarante", le pesanti coperte di Taranta Peligna (CH), ancora realizzate seguendo le preziose regole della tradizione, tessitura a mano al telaio e niente dritto né rovescio. Tradizioni nate lungo i tratturi (Taranta Peligna è nei pressi del Tratturo Magno, non distante dalla Via della Lana che conduceva, attraverso l'Appennino, a Firenze e Napoli), le vie degli armenti verso i pascoli lontani della Puglia, durante la transumanza.
L'influenza mediorientale è chiara anche nel culto di S. Biagio, protettore della gola e dei lanieri (il santo fu martirizzato con l'utensile per cardare la lana), che ha origine a Taranta Peligna. S. Biagio sarebbe infatti nato in Armenia, e i pani votivi preparati in suo onore il 3 febbraio sono anch'essi di antica origine orientale.


