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L'intreccio di fibre naturali
L'intreccio è il frutto della creatività che sfrutta anche i materiali più poveri e semplici che la natura regala. Tanti cesti e manufatti, ognuno per un uso particolare in casa e nella vita di tutti i giorni. Il cesto per raccogliere la frutta, il cesto per i funghi, per la raccolta delle olive a mò di marsupio, i cesti per conservare cereali e legumi, il cesto che le donne portavano in testa con il cibo per gli uomini a lavoro nei campi, la fuscella di giunco per la ricotta e il formaggio appena fatti.
Varie le fibre vegetali usate per l'intreccio, dalla paglia al vimine (salice), dai ramoscelli d'olivo ai giunchi di fiume, canne e piante palustri, fino alla ginestra, qualsiasi pianta e albero producesse materie prime flessibili e lavorabili a questo scopo. Si realizzavano anche sedie, scope, battipanni e tanti altri utensili.
Nel Teramano sono l'allegro centro di Penna Sant'Andrea, ma anche Basciano e Valle Castellana i paesi che ancora conservano traccia di questa tradizione. Nell'Aquilano, è rinomata San Vincenzo Valle Roveto, vera patria dei cestai, e in provincia di Chieti il paese di Gissi.
Nel Piceno, è famosa l'arte della pagliarola, manufatto per uso casalingo in paglia di grano e vimini tipico del borgo di Acquaviva Picena (AP), dove è possibile ancora trovare qualcuno che conosce e applica le antiche tecniche della tradizione. Diverse le varianti delle pagliarole, dai cestini portafrutta, a quelli più colorati ed elaborati per portare in tavola i dolci delle feste, fino allo sfarina pesce, per infarinare ed eliminare la farina in eccesso dal pesce per la classica frittura mista.
Nel Fermano, intreccio vuol dire invece cappello, il tipico cappello realizzato con trecce di paglia di grano marzuolo fatte a mano, cucite e assemblate insieme fino a formare il cappello. La patria indiscussa è Montappone, che ancora oggi si dedica alla produzione specializzata di cappelli, insieme al paese di Massa Fermana.
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