| L'artigianato artistico in Abruzzo e nel Piceno | | Stampa | |
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L'artigianato artistico
Grandi arti di tradizione Memorie interessanti e curiose, mondi della tecnica nascosti dentro piccole botteghe.
Iniziamo dall'artigianato della ceramica. In ogni luogo è il più tradizionale, e in ciascun paese ha una sua specifica identità, eppure rimane semplicemente sé stesso. Anche qui, nel raggio di pochi chilometri, sono tante le espressioni dell'arte del vasaio, del ceramista, del maiolicaro.
Le ceramiche a noi più vicine e le più celebri sono quelle di Castelli (TE). Erano le ceramiche buone delle case patrizie, piatti decorati, vasi, brocche, simbolo di distinzione e sinonimo di altissima qualità, sin dalla seconda metà del Duecento. Se ci spostiamo verso nord, ad Ascoli Piceno, la creatività delle maioliche ci accoglie nel mondo dell'artigianato locale. Materie e colori
Fra le tradizioni molto forti e sentite, c'è quella del merletto a tombolo a fuselli. Un saper fare che sembra quasi misterioso quando si ha la fortuna di vedere le merlettaie all'opera, e che accomuna centri come Pescocostanzo, borgo rinascimentale dell'Aquilano, L'Aquila, Scanno, Tocco da Casauria, Canzano, famoso per il ricamo, e Offida, tra i più bei centri medievali piceni.
Sempre a Pescocostanzo, le volute dei merletti si ritrovano nel prezioso artigianato dell'oro, dall'arte sacra (dalla scuola di Sulmona - AQ, origine dell'arte orafa abruzzese) alla produzione popolare, legata al gioiello come dono nuziale. Anche nel Piceno, ad Ascoli, l'oro della sposa è alla base dell'oreficeria popolare, un artigianato successivo allo sviluppo della grande arte sacra.
E si torna a Pescocostanzo, ricco centro grazie ai patrimoni locali un tempo legati alla pastorizia, questa volta per l'arte dei metalli, in particolare il ferro battuto. Molto noti, inoltre, i ferrai di Guardiagrele (CH), la bella "città di pietra" (definizione dannunziana) ai piedi della Maiella, rinomata anche per l'oreficeria (scuola di Nicola da Guardiagrele, orafo e scultore vissuto fra Trecento e Quattrocento). Derivata dall'arte dei fabbri è la lavorazione di lame arricchite da manici in osso o legno incisi e intagliati, sono i famosi coltelli di Loreto Aprutino (PE).
Se ci spingiamo a nord fino al territorio fermano, anche qui troviamo una tradizione importante nel ferro battuto artistico. Ancora oggi diverse le botteghe, da Fermo a Rapagnano, Ponzano di Fermo e Montegranaro, passando per Marina Palmense dove ha sede (il punto vendita è nel borgo di Torre di Palme) la Premiata Officina Ferri Battuti Cav. Umberto Rutili, attiva dal 1880.
Dal ferro al rame, e questa volta torniamo nel pieno del Teramano, nella frazione di Chiarino, comune di Tossicia, in cui operano ancora piccole botteghe. Ci inoltriamo quindi, più a nord, nell'Ascolano. Qui il rame è essenzialmente Force (ramai erano presenti, sin dal Medioevo, anche a Porto S. Giorgio, Montefiore dell'Aso, Fermo, Monterubbiano, Sant'Elpidio a Mare), un paese di montagna, a poco meno di 700 metri s.l.m., nel territorio dei Monti Sibillini.
Dopo i colpi ritmati che danno forma al metallo, sono ancora tanti i suoni e gesti del nostro artigianato.
Si scolpisce, si incide, si intaglia. Si lavora ad arte la pietra, dalla bianca pietra della Maiella alle sfumature eleganti del travertino ascolano. Sono le magnifiche risorse di luoghi che non finiscono di sorprendere per natura e cultura.
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Un tempo mestiere, necessità, rito, oggi prima di tutto arte e cultura. È l'artigianato artistico di questo territorio, a cavallo fra il Teramano e il Piceno, tra l'Abruzzo e le vicine Marche.
ricavati dalla terra, ecco le semplici terrecotte, che hanno come maggiori centri di tradizione Nocella, frazione di Campli (l'ottima argilla camplese, ricca di componenti organiche, dava robustezza e qualità) nel Teramano, e, più a nord, Montottone, "paese de li coccià", nell'entroterra fermano.




